Arrivabene: “Così è nato il colpo Pogba! Allegri, Vlahovic e come andò davvero per Dybala”

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Arrivabene: “Così è nato il colpo Pogba! Allegri, Vlahovic e come andò davvero per Dybala”

Maurizio Arrivabene dice tutto sul mercato della Juventus. In esclusiva a Tuttosport, l’amministratore delegato bianconero ha parlato di tanti temi importanti che riguardano la squadra. Di seguito i passaggi principali dell’intervista rilasciata dal dirigente juventino dopo aver visto le dichiarazioni importanti su de Ligt.
Dove sta andando la nuova Juventus?
«Non c’è una nuova Juventus, c’è la Juventus che come obiettivo ha la continuità a mantenere una squadra ad altissimi livelli e mirare ad altissimi traguardi. Non starò a ripetere la famosa frase di Boniperti sul fatto che “vincere è l’unica cosa che conta”, ma l’obiettivo è sempre quello. Stiamo progettando una Juventus che parta dal calcio, perché rimane il nostro cuore pulsante, ma che si allarghi in altre dimensioni. Io credo che il marchio Juventus abbia enormi potenzialità e che possiamo andare oltre i confini italiani, facendoci scoprire altre aree di business da sfruttare. Ovviamente tutto parte da una squadra vincente o competitiva ad alti livelli, senza di quella fai molta fatica. Ma abbiamo la fortuna di partire da un posizionamento in Italia e in Europa che ci consente di andare oltre il concetto di club di calcio e diventare una global company».
Un anno fa ci sono stati molti cambiamenti nella dirigenza, di recente è rientrato Francesco Calvo: com’è organizzata oggi la Juventus?
«Innanzitutto c’è Andrea Agnelli che conosco da venticinque anni e con il quale c’è massima e reciproca fiducia. Poi c’è un amministratore delegato che prima non c’era e oggi c’è. Spesso mi si confonde con il direttore sportivo, ma chiariamo che non sono un direttore sportivo e nemmeno penso di avere le competenze per farlo, quello è Federico Cherubini. Faccio l’ad e il mio compito è di mettere a terra la strategia di cui parlavo prima. Il calcio è un sistema molto complesso. Sono sincero: pensavo che fosse più semplice da fuori. Qui alla Juventus hai tante attività diverse, hai lo stadio che ha un suo business, hai la prima squadra, hai il settore giovanile, hai le Women. E poi c’è il mondo del marketing. E infine i rapporti politici con le istituzioni, Lega, Figc, Uefa. È un sistema piuttosto complesso, anche perché a differenza dall’ultimo lavoro che ho fatto, in definitiva ho a che fare con esseri umani, “macchine” infidamente più complesse di un motore (ride). Per quanto tu pianifichi e per quanto puoi essere bravo a mettere in pista una buona squadra, il fattore umano incide. Parli sempre di persone. E di un pallone che rotola. Il nostro lavoro parte sempre da un approccio molto tecnico e scientifico: noi cerchiamo di pianificare tutto, ma può sempre esserci la sorpresa inattesa che è molto legata al fatto che i calciatori sono uomini e non automobili».
Come nasce un’operazione di mercato?
«Senza un protocollo preciso, perché sono tutte un po’ differenti. Non c’è Maurizio, Federico, Pavel o Allegri che determinano una strategia. C’è un tavolo intorno al quale ci si mette e innanzitutto si valutano i numeri, perché oggi hanno una certa importanza, e da lì, insieme, si decide quale sarà la strategia. C’è chi vorrebbe comprarsi il mondo, chi è più prudente, però alla fine siamo molto uniti. Nel senso che si esce da quella stanza dopo ore di discussione condividendo assolutamente il nostro approccio sul mercato. Il silenzio sul mercato è frutto del nostro stile, ci muoviamo senza enfasi, ma a partire dal presidente sappiamo esattamente cosa vogliamo e come ottenerlo con una grande attenzione alla sostenibilità».
Come siete messi con Pogba?
«Gli stiamo parlando e le cose si stanno evolvendo molto, molto bene».
Ecco, com’è nata l’operazione?
«Esiste quella riunione di cui ho parlato. In quella riunione sono stati portati determinati nomi, alcuni dei quali arrivano come quello di Vlahovic. Apri una porta, lanci un nome, tutti ti guardano come se fossi matto e poi, piano piano, la macchina si avvia e costruisci l’operazione. Così è nato Pogba. Da una domanda: “Ma perché non prendiamo Pogba?”. Attenzione, l’idea non basta: l’idea è solo una provocazione, poi bisogna metterla in pratica. Devi sempre capire se quella provocazione ha i numeri per la messa a terra, la sostenibilità di cui si parlava prima. Se i numeri “quagliano”, devi portare l’operazione in Consiglio d’amministrazione e non puoi presentarti senza numeri che abbiano una logica, se parliamo di giocatori importanti, naturalmente».
Pogba è un giocatore che si sposa con la globalizzazione del marchio. Anche questo incide nella scelta?
«La presenza di certi giocatori è importante sia dal punto di vista tecnico che commerciale, il mio sogno sarebbe avere un giocatore italiano che venga riconosciuto a livello internazionale: un Totti, un Del Piero, un Buffon, un Paolo Rossi del 1982. Oggi come oggi devi pensare a un giocatore dal valore commerciale che travalichi i confini dell’Italia».
Al punto che una scelta di mercato potrebbe partire dalle sole logiche commerciali?
«No, non esageriamo. L’idea è che nella squadra ci sia sempre un giocatore che abbia un appeal internazionale, come ci ha insegnato Ronaldo».
Ronaldo aveva attirato su di sé quasi tutta l’attenzione, è un po’ strano per la storia della Juventus.
«Ronaldo non è stato sfruttato fino in fondo per colpa del Covid. È un grande dispiacere, perché non abbiamo sfruttato appieno il potenziale, ma c’è un fatto di cui sono fermamente convinto: la Juventus va sopra qualsiasi giocatore. La Juventus è una squadra che ha regole precise e che ha 125 anni di storia, più di un secolo di storia non viene scritto da un solo giocatore, per cui la squadra è sempre più importante dei singoli. Esiste la Juventus e alla Juventus le regole le devono rispettare tutti, a partire da me».
Parliamo di ingaggi: la nuova Juventus ha un limite? O una politica precisa?
«Quello che chiudiamo è un esercizio di bilancio ancora dolorosissimo, perché gli effetti della pandemia non sono ancora passati. Ci portiamo dietro uno zaino pieno di problemi generati anche dalla pandemia. La chiusura dello Stadium e del museo ha causato danni per 75/80 milioni di perdite su due esercizi, con una marginalità dell’80%, quindi parliamo di perdite pesanti. Al di là del Covid ci sono una serie di costi ad alta marginalità che hanno inciso. Le faccio solo un esempio: lo sa che Douglas Costa inciderà ancora sul prossimo bilancio della società? Non c’è solo il Covid, quindi. In quello zaino c’è una serie di problematiche e di costi. Non voglio fare nessuna critica, ma bisogna essere realisti. Una situazione di crisi non la risolvi con la bacchetta magica da un giorno all’altro. Quindi il bilancio al 30 giugno 2022 sarà ancora lacrime e sangue, però vedo un miglioramento nel futuro».
Quindi il discorso ingaggi?
«Si tratta di amalgamare alti e bassi con un’idea in testa. Se un rinnovo può diventare un costo troppo oneroso per l’idea che ci siamo dati sugli stipendi, se il giocatore non ha un valore tecnico pazzesco, allora: arrivederci e grazie. È inutile fare un rinnovo al rialzo che carica di ulteriori costi quello zaino, solo per avere un nome piuttosto che un altro. Noi partiamo con l’idea che c’è solo un nome che conta: Juventus».
E con Dybala come è andata?
«Hanno influito anche questi discorsi. C’era stato un accordo, poi c’è stato l’aumento di capitale, ci siamo tutti presi una pausa, di cui i procuratori erano informati e d’accordo, per effettuare valutazioni all’interno del Consiglio di amministrazione. Ci siamo rincontrati e abbiamo detto che i termini erano cambiati, perché volevamo muoverci in maniera diversa. Per cui da un contratto quadriennale a certe cifre, che vorrei evitare di citare per evitare ulteriori polemiche, siamo passati a un’altra strategia. Anche perché tutti sanno chi è arrivato a gennaio, no? Ma questo non ha compromesso i rapporti, non c’è stata nessuna guerra fra noi e Dybala. Dopo la decisione ci siamo sempre salutati cordialmente al centro sportivo. Diciamo che c’è stata una decisione senza se e senza ma su questa vicenda e l’abbiamo messa in atto. Mi auguro che Dybala trovi la squadra e le soddisfazioni che merita. Dal nostro punto di vista le cose hanno un inizio e una fine. Ribadisco: la Juventus è sopra tutto. Ci sono giocatori che hanno lasciato un’impronta profonda, ma il marchio Juventus è sempre più importante».
Come vi muovete con i procuratori?
«Ne incontro pochi. Dovrebbe chiederlo a Cherubini. Mi è capitato di incontrare Mino Raiola, anche perché ero curioso di conoscerlo. È stato uno che ha cambiato le regole del gioco rendendole più difficili per i club e più vantaggiose per i giocatori. Lui è stato un procuratore di quelli che sapevano dirigere la carriera di un giocatore, disegnandola e mettendola in atto. Poi c’è il tipo di procuratore passivo che accompagna il giocatore e ne soddisfa le esigenze, Mino progettava. Si ricorda quando dissi: “I giocatori seguono più il procuratore che la maglia”? Beh, quella sera lì Mino mi mandò un messaggio: “Sei un grande! Hai detto benissimo!”. Io ho risposto: “Mino, ma non hai capito che ce l’avevo con te”. E lui mi ha risposto: “Lo so, lo so”. Ovviamente lo prendeva come un complimento».
Le regole di Mino devono cambiare?
«È un sistema che va regolamentato. Ci sono procuratori che hanno nove o dieci giocatori in una stessa squadra. Questo significa condizionare la squadra stessa. Bisogna mettere ordine nel sistema, non si devono eliminare i procuratori, che esistono in qualsiasi sport, ma mettere ordine sì».
Le piace l’immagine di lei percepita dai tifosi: il Mandzukic dei dirigenti, il duro, Iron Mauri?
«Se dire le cose che si pensano significa essere duri, allora sono duro. Preferirei dire che sono dritto, coerente. Quando sono entrato nel calcio non ho avuto la presunzione di dire: “Adesso cambio il calcio”, ma sono anche altrettanto fermo nel dire che il calcio non cambierà me. Io non faccio altro che seguire con grande disciplina la linea che ci siamo dati, soprattutto in un mondo in cui le abitudini diventano regole e servirebbe invece che le regole formassero buone abitudini. Poi c’è chi non mi conosce e dice cose terribili o bellissime, ma mi passa tutto. Dicono che non sia competente di calcio, per esempio. Beh, sostanzialmente è vero. Non devo essere io competente di calcio, devo esserlo Cherubini, deve esserlo Pavel, che si siede accanto a me durante le partite e mi spiega un sacco di cose. Lo dico ufficialmente, così non ci sono equivoci: non sono competente di calcio, ma so quello che voglio e so come lo voglio ottenere. E so quello che penso e il calcio non mi farà star zitto».
Ci sono i giocatori che tengono alla maglia?
«Io li vedo, quando è in corso la stagione e ci mettono sempre un impegno enorme. Vedo il professionismo e la dedizione. Poi ognuno ha il suo carattere. Mi ha stupito Vlahovic: ha una voglia di vincere e dimostrare quello che è il suo valore che è pazzesca, è un guerriero. Altri magari esplicitano tutto in modo diverso».
State prendendo giocatori meno giovani: avete cambiato idea rispetto alla politica dei giovani su cui investire?
«No, non è un cambiamento di rotta. Servono i punti di riferimento ovunque, la nostra strategia è e continua a essere l’inserimento dei giovani, proprio per questo dobbiamo far trovare dei riferimenti che indichino loro la strada. Ho visto l’effetto che Ronaldo ha avuto su tanti nostri giocatori. Adesso gente come Fagioli, Soulé e Miretti deve avere campioni da cui imparare il mestiere».
C’è una parte di tifosi juventini scontenti per le ultime due stagioni.
«Il tifo per me deve essere a prescindere. O sei tifoso sempre o non puoi esserlo a puntate. Una volta ci sei e un’altra volta non ci sei e non fai sentire la tua voce. Per me il tifo deve essere coerente, costante e sano. Poi che sia cantato, urlato o altro non importa, basta che sia sano. Se tu utilizzi il tifo come una forma di ricatto nei confronti della società, come fai a essere un tifoso della Juventus? Sei un tifoso a puntate».
A proposito di allenatori e tifosi: qual è la posizione di Allegri?
«Noi lo coinvolgiamo in tutto e lui ci coinvolge nelle scelte. Lui ha preso molto a cuore la strategia del club e abbiamo iniziato questa operazione insieme. Non è stata facile per nessuno, noi avevamo l’aumento di capitale, i costi della società da controllare e le strategie future mentre lui doveva gestire una squadra che si è trovato e che non ha costruito. Ora, grazie a quelle riunioni di cui parlavo e ad un gruppo dirigente molto compatto, si sta iniziando a costruire qualcosa di più adatto a lui».
Sarà la Juventus di Allegri?
«No, non è così. È la squadra che abbiamo condiviso e progettato insieme, perché siamo un gruppo molto compatto e in silenzio stiamo andando sul mercato ad attuare quello che è stato già deciso a tavolino. Noi agiamo secondo un piano. A sentire in giro, abbiamo comprato tutti e venduto tutti… Però, sono sincero, questo racconto del mercato mi affascina anche un po’. Ogni tanto leggo o vedo in tv dei nomi che non avevo mai sentito nelle nostre riunioni, quindi chiamo Cherubini per chiedergli: ma davvero stiamo trattando quel giocatore?».
E lui cosa risponde?
«“Hai bevuto?” (ride). No, scherzi a parte, cade dalle nuvole. Comunque la narrazione del calciomercato vissuta all’interno della società ha risvolti comici e quasi surreali».
E quando partecipa alle trattative si diverte? Le piace il mercato o è troppo cialtronesco?
«Intanto dico che il mercato è veramente impegnativo. Vedo Tognozzi, Manna e Cherubini che sono in continuazione al telefono: 24 ore su 24. D’altra parte non abbiamo solo la prima squadra. E non ci sono solo gli acquisti, ma anche le uscite. Quello che mi sconvolge del mercato è che una cosa certa un giorno può diventare impossibile il giorno dopo. Non pensavo fosse così impegnativo. Non oso dire a Federico: “Quando ti prendi un giorno libero?”. Perché da solo non saprei come fare».

Sperando che la notizia: Arrivabene: “Così è nato il colpo Pogba! Allegri, Vlahovic e come andò davvero per Dybala”, sia stata di vostro gradimento, restiamo in attesa di un vostro commento tramite l’apposita sezione. Per maggiori informazioni o potenziali collaborazioni con il blog non dovete far altro che scrivere alla pagina contatti.

Alla prossima.

Fonte

Autore: Alessandro Cosattini

Informativa

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